Sentieri dello Yoga

di Chiara D'Ottavi
Lo yoga, una disciplina antichissima nata e sviluppatosi in seno alla cultura Indiana, è specchio e summa della cultura orientale. Qualsiasi studio che rifletta su quest’ultima si troverà pertanto necessariamente ad affrontare la storico incontro-scontro tra Est ed Ovest.    
Una questione che, per quanto naturalmente soggetta a semplificazioni e stereotipi (come sempre accade per tutto ciò che viene definito ed etichettato), è reale e cruciale, oltre che affascinante.

Lo yoga, dunque, è certo espressione di una parte significativa ed affascinante dell’”Est”, e così lo studio e la pratica dello stesso presuppone senz’altro un’indagine e un’esperienza del mondo orientale. Nella sostanza però, esso è universale. Lo yoga è infatti praticabile dagli uomini e dalle donne di tutto il mondo. Tutti possono trarre beneficio dallo Yoga, che è adatto a tutti, senza distinzione di sesso, etnia o religione. Ciononostante, come ho già detto io stessa nel lavoro su Yama e Niyama, lo yoga presuppone il rispetto di determinati principi etico e morali, e una pratica autentica e sentita necessita, recandolo al tempo stesso con sé, come naturale conseguenza, l’adesione ad una disciplina affatto facile né scontata. E’ un cammino anche finemente spirituale, in cui il praticante, a diversi livelli, si ritrova a scoprire e a far luce sul proprio brahman, lavorandovi. E’ un cammino che potrebbe essere intrapreso da tutti, quindi universale, ma affatto facile né scontato.


La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita -yug, e significa “aggiogare”, “unire”. L’unione, perciò, di mente, corpo e spirito. La ritrovata unione, come nel tao, di yin e yan. L’unione dei poli opposti dunque (appartenentmente opposti ma in realtà complementari): maschile e femminile, uomo e donna, statico e dinamico. Attraverso lo Yoga, infatti, lo Yogi (il praticante) “trova il suo centro”, che è lo scopo dell’esistenza umana. Ma soprattutto lo yoga è ricerca di benessere, armonia e della felicità vera e autentica. Un termine, quest’ultimo, un po’ abusato e talvolta soggetto ad ambiguità, ma che sintetizza bene la sostanza dello yoga.

Lo yoga è infatti uno strumento prezioso che aiuta a percorrere il proprio cammino terreno, parte di un percorso più ampio, con consapevolezza, coerenza e gioia. E solo trovando il proprio centro è possibile trovare l’armonia, che coincide con lo yoga stesso. “Armonia è yoga”, è scritto infatti nella Bhagavadgītā. La mancanza di armonia, d’altronde, porta sofferenza, malattie e negatività di varia natura. Non è questo un messaggio particolarmente attuale e stimolante per l’uomo contemporaneo, che si trova a vivere in un mondo in cui il legame con l’essenza – la vera natura fuori e dentro di noi – e quindi con l’armonia - viene sempre più soffocato dai vari fondamentalismi e dalle ricette di una felicità e di un benessere preconfezionati? In un mondo, tra l’altro, in cui le patologie mentali e i tumori sono in aumento?

Lo stato armonioso ideale, nei testi sacri dello yoga ma anche in tutta la filosofia orientale, è rappresentato dall’equilibrio perfetto delle forze naturali, presenti sia nel macrocosmo che in noi stessi. Sono i cosiddetti Guna, ovvero le tre entità fondamentali: Tamas, Rajas e Sattva. Queste sostanze costituiscono il processo di evoluzione dell’individuo, la cui base è nell’attività, nell’azione (in questo senso, tutto è riconducibile al karma yoga). Sempre nella Bhagavadgītā, lo yoga è definito “il distruttore del dolore”.
Va detto, certo, che lo Yoga rappresenta una delle sei darshana (scuole) della filosofia Vedica o Induista. Ciò non vuol dire affatto che esso sia di per sé un culto o una religione.

Lo Yoga, certo, è un cammino, che implica l’accettazione e il rispetto di un determinato codice etico-morale, oltre che una buona disciplina fisica e mentale. È quindi un cammino spirituale, non religioso. Spiritualità che può affiancarsi o meno con credo piuttosto che con un altro, ma che può altresì appartenere ad una persona laica. Per questo, lo yoga è l’opposto del dogma, aspetto che, a mio avviso, soffoca la spinta più alta di tutte le religioni del mondo. La spiritualità vera e autentica, invece, che può essere di qualsiasi natura e origine, non è mai dogmatica. Perché è fondata sul non-giudizio e sull’assunto che ogni individuo abbia il diritto di realizzare pienamente se stesso. E anche perché è fondata sull’esperienza e sullo sperimentare.

    La spiritualità – che per me procede parallelamente allo yoga – così contribuisce a rendere l’uomo un essere vivente degno di dirsi tale: una persona pienamente e profondamente consapevole, desiderosa di migliorare sé stesso, per il bene proprio e di tutti gli altri esseri viventi, a qualsiasi livello. Un uomo che abbia il corpo in forma, sano, flessuoso come quello di un animale selvatico, e che insieme possiede la capacità di usare la mente e l’intelletto, cosa che lo distingue, per l’appunto, dall’animale. (Non a caso, i nomi delle Asana coincidono con quelli di diversi animali!).

Lo yoga non significa quindi negare il corpo o il nostro stato attuale e momentaneo. Nello yoga, inoltre, il corpo fisico viene visto come quello di un essere dinamico, in continua evoluzione e trasformazione. Una concezione fluida e dinamica della vita e dell’individuo, che potrà sempre migliorarsi ed essere in un certo senso l’artefice del proprio destino.
Ma poi, il corpo, la mente e l’intelletto superiore vanno trascesi: è questo lo scopo ultimo dello Yoga, infatti, è la liberazione vera. La liberazione dal ciclo delle nascite, ma anche l’equidistanza da ciò che amiamo e da ciò che ci piace di meno. Il saper essere distaccati. Ma anche il rientrare nell’Uno che è nella Molteplicità.
    La varietà dei sentieri dello Yoga rafforza questa idea di molteplicità nell’Uno che è l’essenza stessa della Vita.

Ecco alcuni sentieri di Yoga classico:

-    Bakti Yoga, ovvero lo yoga della devozione
-    Hatha Yoga, lo yoga fisico
-    Jnana Yoga, lo yoga della conoscenza
-    Karma Yoga, lo yoga dell’azione
-    Mantra Yoga, lo yoga delle vibrazioni
-    Raja yoga, o Asthanga yoga, ovvero lo yoga regale

Vorrei fare un appunto per me molto importante sull’origine dello yoga. Lo yoga, come tutta la filosofia e la metafisica indiana, affonda le proprie radici nell’incontro-scontro tra la cultura ariana e la cultura dravidica. Due culture moto diverse l’una dall’altra: una cultura evoluta, agricola e matriarcale quella dei Dravidi; guerrieri e patriarcali erano invece gli arii, che infine ebbero il sopravvento sui Dravidi. E’ bello pensare che lo yoga sia nato in seno ad una cultura pacifica, femminile ed evoluta. Sono radici ancora salde e presenti.




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 Settembre 10, 2013